«Non chiamateci eroi è il nostro mestiere»

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Parlano i due infermieri e il medico che hanno salvato la vita al tifoso del Paterno «In quei momenti l’adrenalina corre a mille, la paura di non farcela arriva dopo»

AVEZZANO. «In quei momenti non pensi ad altro che a salvare la vita di una persona. L’adrenalina sale e fai tutto quello che sai di poter fare. La paura, arriva solo dopo, quando è tutto finito. Però capisci anche che hai salvato un uomo». Francesco Stornelli è di Paterno, da 27 anni fa l’infermiere. Lavora alla clinica Di Lorenzo, ad Avezzano, come caposala al blocco operatorio. Suo cugino, Guido, fa l’infermiere da 19 anni e lavora nel reparto di chirurgia dell’ospedale di Avezzano.
Sono stati loro i primi soccorritori di Patrizio Taglieri, il 53enne originario di San Benedetto, che ha rischiato di morire allo stadio “Petruzzi” di Città Sant’Angelo, domenica, in occasione della partita di Eccellenza tra il Francavilla e il Paterno.
«Andiamo allo stadio per far felici in nostri figli», racconta Guido, «io tifo il Torino e Francesco il Milan. I veri tifosi del Paterno sono Michele ed Emanuele. Amano il calcio ed è una gioia per loro seguire la squadra del loro paese. Io venivo da tre turni di notte, ero a pezzi, ma ogni volta la sua gioia mi ripaga di tutto». I due infermieri, cugini, erano insieme a Taglieri in tribuna. «Faceva caldissimo e le due tifoserie erano molto accese. Al 40esimo del secondo tempo abbiamo visto sotto di noi un uomo accasciarsi», rammenta Francesco, «d’istinto abbiamo pensato a un semplice malore ma in pochi secondi abbiamo capito che non era così. Siamo corsi verso di lui. Taglieri era senza sensi. Ho iniziato il massaggio cardiaco, Guido la respirazione bocca a bocca».
Dopo qualche minuto il 53enne ha ripreso conoscenza e si è alzato. Giusto il tempo di fare due passi, guardarsi intorno e dire: «Sto bene, cosa è successo» ed è crollato di nuovo. Da lì la corsa dei tifosi alle grate a urlare ai medici in panchina che c’era bisogno di loro in tribuna. «A quel punto abbiamo capito che la situazione era grave», proseguono i due infermieri, «non abbiamo pensato ad altro. Tutto intorno era come se non ci fosse nessuno. In quei momenti non dai retta a cosa ti circonda, ti estranei da tutto e ti concentri sul tuo lavoro». Francesco Stornelli ha seguito in clinica il corso Bls-D (Basic life support defibrillation) due settimane fa. «Io l’ultimo intervento del genere lo avevo fatto la notte prima», dice Guido, «in ospedale, ad una signora». «Mentre continuavo a fare il massaggio mi facevano male le braccia», ricorda Francesco, «ma comunque sono andato avanti».
Determinante per la salvezza di Taglieri è stato infine l’uso immediato del defibrillatore. Lo conferma Giuseppe Stornelli, specialista di medicina legale che lavora tra Avezzano e Roma e anche medico sociale della squadra del Paterno. «Ho sentito le grida e sono scappato», dice Stornelli, «ho dovuto girare intorno al campo, ho fatto il prima possibile. Con me si è messo a correre anche Daniele Ortolano, presidente della Figc abruzzese, ex anestesista dell’ospedale di Atri. Taglieri era grave, praticamente morto. Il massaggio ossigena, ma è stato il defibrillatore di cui era dotata l’ambulanza in campo a salvargli la vita. Con la scossa il cuore ha ricominciato a battere. Taglieri ha avuto tre arresti cardiaci. La rianimazione è durata 25 minuti». I due infermieri non si aspettavano tanto clamore. «Un amico mi ha scritto un messaggio, dicendomi che ci saremmo resi conto di quello che avevamo fatto quando ci avrebbe chiamato Taglieri», dice Francesco, «e così è stato. Mi ha chiamato, mi ha ringraziato e mi ha invitato a cena. È stato bello». «Ho parlato con sua moglie Paola», conclude Guido, «sta meglio, ed è solo questo quello che adesso conta. Non siamo eroi».

 

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